Compie oggi cento anni la prima foresta demaniale d’Italia: il 10 agosto 1911 infatti, l’allora ministro all’Agricoltura Francesco Saverio Nitti (in carica c’era il Governo Giolitti) venne a inaugurare con orgoglio l’avvio dei lavori di sistemazione di un territorio allora glabro, perchè disboscato dalle necessità della popolazione, e simbolo dell’incuria di un territorio.
Dopo un secolo di cure quei territori aridi sono diventati millenovecento ettari di splendido bosco situati all’interno del Parco Regionale della Lessinia, a cavallo tra le provincie di Verona a e Vincenza. Oggi l’area è di proprietà della Regione Veneto e viene gestita da Veneto Agricoltura l’Ente regionale che si occupa dei settori agricolo, forestale e agroalimentare.
L’evento viene festeggiato in due modi: il primo riguarda l’evento organizzato a Giazza (Verona) a partire dalle 20.30; il secondo invece è legato ad un video realizzato da Veneto Agricoltura per l’occasione, condiviso attraverso la piattaforma Youtube, che racchiude, attraverso testimonianze, immagini di repertorio ed elementi forniti dal Corpo Forestale dello Stato, la storia della prima foresta demaniale d’Italia.
L’ eco delle montagne ad intonare cori d’auguri, scrosci di pioggia come coriandoli e cento candeline spente dal vento. È difficile immaginare il compleanno secolare di una foresta senza ricorrere ad un po’ di fantasia, senza lasciarsi trasportare in un mondo fin troppo diverso dalla realtà che ci circonda. Tuttavia, per quanto strano esso possa apparire a volte accade davvero: è il caso della Foresta di Giazza e dei suoi primi 100 anni di vita passati ai piedi del gruppo del Carega, dei pascoli dell’alta Lessinia e della Catena delle Tre Croci. Un’esistenza come detto “singolare” sulle cui origini ci illuminano Giustino Mezzalira, direttore della sezione ricerca di Veneto Agricoltura, e Giovanni Bertazzon, responsabile della gestione della foresta di Giazza.
foto e intervista che segue dal corriere vicentino
A quando risale la foresta?
La “data di nascita” precisa è il 10 agosto 1911, ma la sua costruzione risale alla fine del secolo precedente.
Quali furono i motivi che portarono alla sua nascita?
In particolare, gli eventi di un’alluvione particolarmente pesante nel 1882, più in generale, i frequenti episodi di dissesto ed esondazioni lungo la Val d’Illasi. Si può dire che la foresta di Giazza sia figlia della lungimiranza e della modernità che all’epoca portarono ad acquistare territori, anche su suolo estero, per poter difendere il proprio!
L’inizio effettivo dei lavori?
Il primo acquisto da privati di terreni in valle, finalizzato proprio al successivo rimboschimento, è del 1894.
Come si procedette alla “creazione” di una foresta di così vaste dimensioni?
Con un lavoro “combinato” di stabilizzazione dei versanti, sistemazione dei vari corsi d’acqua/impluvi principali con la realizzazione di opere tipo briglie e con la messa a dimora di piantine forestali.
Quanto tempo ci volle?
Facendo riferimento alle date “limite” del primo acquisto di terreni e dell’inaugurazione, dal 1894 al 1911.
All’epoca era una pratica abbastanza diffusa o era una novità?
La sistemazione idrogeologica dei bacini idrici con interventi di tipo “ingegneristico” (costruzione di briglie) e la pratica del consolidamento di versanti, anche con rimboschimento, erano pratiche consolidate. In questo caso impressiona però l’ampiezza dell’area interessata.
Che costi ebbe l’opera?
Non abbiamo riferimenti precisi in merito, ma il costo totale degli interventi era stato ipotizzato in 175.268 lire: una cifra enorme per l’epoca. Si consideri che per il solo acquisto di 428 ettari dall’Austria nel 1897 si spesero ben 15.000 lire. I lavori vennero sostenuti dall’Amministrazione forestale e coordinati sul posto da Angelo Borghetti, figura fondamentale per la nascita della foresta.
Che vegetazione venne piantata?
Specie a portamento arboreo e arbustivo che, o per caratteristiche “tecniche” (funzione di consolidamento) o per caratteristiche ecologiche, erano particolarmente indicate ad essere poste a dimora nel contesto dei lavori. Vennero prelevate piante di Ontano (verde, si suppone) nella valle dei Ronchi dove ce n’era in abbondanza per poi trapiantarle in valle di Revolto.
Al giorno d’oggi vengono ancora eseguite opere di questo tipo?
Laddove ve ne sia la necessità, sì. A seconda delle situazioni può prevalere uno dei tre aspetti, tra sistemazione idraulica, consolidamento dei versanti o rimboschimento.
Quanti ettari ricopre attualmente la foresta di Giazza?
Oggi la foresta demaniale Regionale di Giazza ricopre ben 1904 ettari. La porzione veneta ammonta a 1476 ettari circa, mentre quella trentina è di circa 428 ettari.
Qual è il suo stato di salute odierno?
Complessivamente buono. La funzione di difesa dal dissesto è efficace; va rilevato comunque che si tratta pur sempre di un contesto di origine artificiale, che quindi deve nel tempo acquisire e potenziare i meccanismi di “autodifesa” propri dei popolamenti naturali, e che il contesto geologico ed orografico è in ogni caso delicato.
La foresta è sottoposta a minacce?
Direi di no, anche se bisogna proseguire nell’attività di tutela e fare il possibile perché il turismo che ne fruisce sia sempre più consapevole.
Quali attività di manutenzione vengono svolte durante l’anno?
Abitualmente svolgiamo attività di carattere selviculturale e di manutenzione ambientale, come lavori di stabilizzazione di tratti di strada forestale con opere di ingegneria naturalistica