Tra un mese lo spettacolare uovo di legno e acciaio costruito a 3.835 metri sul Monte Bianco accoglierà i primi alpinisti: dopo due anni di lavori il rifugio del Goûter verrà aperto il 30 agosto, e inaugurato ufficialmente con una cerimonia il 7 e 8 settembre. Prenotazioni solo su Internet, attraverso due siti (uno riservato al sindacato delle guide e alle agenzie e l’altro ai singoli alpinisti) nella speranza di mettere ordine all’accesso e segnare una nuova era, senza i bivacchi e i sacchi a pelo sistemati sui tavoli del rifugio precedente, costruito negli anni Sessanta e destinato a essere smontato entro il 2013. Ogni anno circa 20 mila persone tentano la scalata al Monte Bianco, e sarà un’impresa anche trovare posto nel nuovo refuge du Goûter , visto che i letti sono limitati a 100 nel 2012 e 120 nel 2013, e ci si aspetta che - oltre agli alpinisti - nuovi visitatori vengano attratti dalla bellezza della struttura che dà su 1.500 metri di vuoto.
(Fonte: corriere.it)
Pasubio, inaugurati i percorsi della Grande Guerra„ Una zona sacra fin dagli anni ‘20, perché nel corso della prima parte della Grande Guerra vi morirono 10.000 ragazzi, tra italiani ed autroungarici. Ancora oggi il Monte Pasubio conserva alcune delle più assurde testimonianze del primo conflitto mondiale che proprio negli ultimi anni sono state oggetto di un importante intervento di recupero che ha visto unite la Provincia di Vicenza e la Provincia autonoma di Trento, le Comunità Montane dell’Alto Vicentino, Comuni e associazioni. Oggi sono state ufficialmente inaugurate le opere belliche restaurate, in un atmosfera emozionante: sembrava di sentire riecheggiare tra le cime “Ta Bum”, una delle canzoni simbolo sulle condizioni di vita degli alpini in quei terribili mesi. “Qui possiamo vedere la nostra storia e trasmetterla alle generazioni future” è stato il commento del commissario della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck , mentre il presidente della Comunità Montana Leogra -Timonchio, Corrado Filippi Farmar ha illustrato il progetto di recupero della zona sommitale del Pasubio uno dei 19 interventi lungo il fronte della Grande Guerra sulle Prealpi Vicentine. “L’obiettivo è quello di creare un grande Ecomunseo del primo conflitto mondiale”.
Mirko Carollo, responsabile del procedimento per la Comunità Montana Spettabile Reggenza 7 Comuni ente capofila, ha illustrato i principali interventi eseguiti nell’arco di tre anni. “Lungo la Strada delle 52 Gallerie si è provveduto a consolidare i muretti a secco, poi sono state ripristinate la stazione di Malga Busi, centro logistico da dove arrivava acqua e aria compressa, la teleferica e il rifugio Balasso. Quindi nella zona sommitale del Pasubio si sono recuperati i camminamenti del Dente Italiano, del Dente Austriaco, di Cima Palon, del Cogolo Alto e della Selletta Comando, nonché del Camminamento Ghersi. Infine non va dimenticato il cimitero della Brigata Liguria”.
In particolare nella zona sacra del cimitero - dove si sta concludendo l’intervento sull’arco romano- hanno lavorato i fanti del Comune di Valli del Pasubio, con la collaborazione degli Artiglieri di Schio e dei fanti “Zona Vicenza Tre”, mentre nelle altre aree sono stati impegnati gli uomini del Servizio forestale regionale di Vicenza, l’associazione nazionale Alpini con i gruppi locali.
A Chamonix si è conclusa sabato 24 marzo con la cerimonia finale di consegna delle ‘piccozze d’oro’. Grande attesa per l’arrivo di Robert Paragot, Piolet d’Or alla carriera - “Premio Walter Bonatti” 2012.
«E’ con grande soddisfazione che accogliamo ai piedi del Monte Bianco grandi alpinisti che hanno compiuto altrettanto grandi imprese e che ci faranno rivivere le loro emozioni, perché la montagna, come la vita, è soprattutto emozione». 
Con queste parole il sindaco di Courmayeur, Fabrizia Derriard, ha inaugurato ieri pomeriggio a Chamonix la 20esima edizione dei Piolets d’Or, il più prestigioso premio di alpinismo a livello internazionale.
«In questi giorni andremo a scoprire le migliori ascensioni del 2011 e celebreremo la formidabile carriera di Robert Paragot – ha aggiunto il primo cittadino della località savoiarda, Eric Fournier – Con rinnovato piacere abbiamo organizzato questa rassegna in collaborazione con Courmayeur, dimostrando ancora una volta che la montagna è uno straordinario strumento di unione».
Ad aprire gli appuntamenti ieri sera a Courmayeur, la serata firmata dal TrentoFilmfestival. Il sindaco Fabrizia Derriard: «Siamo felici della visita del TrentoFilmfestival, perchè le montagne uniscono sempre, anche se lontane».
D’accordo il Presidente del TrentoFilmfestival, Roberto De Martin che, salutando Courmayeur ha aggiunto: «L’incontro tra montagne e culture diverse è sempre un gioco a somma positiva, di cui il festival è promotore e testimone da 60 anni. E la dimostrazione la abbiamo stasera, con questa bella sala piena».
Dopo sono saliti sul palco Hervè Barmasse e Olivier Favresse con i loro film, rispettivamente Linea continua e Asgard Jamming.
Stasera alle 21, il programma continua con “Un modo di essere: parole di e su Walter Bonatti” il reading musicato dal vivo e realizzato ad hoc - su idea di Vinicio Stefanello - per ricordare e raccontare il grande alpinista, ai piedi di quelle montagne con cui aveva stretto un legame indissolubile. Spettatrice d’eccezione, Rossana Podestà, la compagna di vita dell’alpinista.
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi 22 marzo riportiamo un’intervista realizzata da Agipress al vice Presidente Uncem Nazionale e Presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani in rappresentanza dei Comuni e degli Enti montani.
Ma l’acqua è davvero un bene di tutti?
“L’acqua è una risorsa messa a disposizione e a beneficio di tutti, è un bene scarso e va preservata attraverso la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici e delle aree di salvaguardia. È giusto e doveroso che in montagna siano fatti degli investimenti per la tutela dell’assetto idrogeologico, degli acquedotti e per la qualità del servizio idrico. Per questo i territori montani devono avere un ritorno di risorse sotto forma di indennità compensative.”
Cosa è necessario fare per tutelarla?
“Si deve garantire la migliore manutenzione delle reti di distribuzione, combattendo ogni forma di spreco e governando l’uso della risorsa e la sua assegnazione per i diversi usi, con priorità per il consumo umano, garantendo l’obiettivo della sostenibilità attraverso incentivi al risparmio idrico e il rispetto di standard di qualità. Quando si parla di acqua è doveroso parlare di montagna quale maggiore fornitrice della risorsa idrica: basti pensare al bacino idrografico alpino, che produce la cifra di 216.200 milioni di metri cubi all’anno. Ma tutta la montagna italiana compresa quella toscana è la fonte essenziale di acqua, oltre che numerose altre risorse. Se l’Italia vuole vincere la sfida della competitività facendo leva sulle proprie peculiarità e uscendo da meccanismi ormai inefficaci, che decretano lo stallo del sistema, non potrà prescindere dalla Risorsa Montagna. Del resto la montagna va oramai considerata non più in chiave assistenzialistica ma come una straordinaria opportunità di sviluppo e di crescita per il Paese, un territorio strategico per investimenti sostenibili secondo un’ottica sussidiaria e rispettosa delle identità, partendo dalle autonomie locali.”
Come la montagna può preservare questo bene prezioso?
Il “Sistema montagna” si propone anzitutto come luogo e modello di organizzazione sociale, economica, dei servizi, in funzione dello sviluppo locale e di quello complessivo nazionale. L’elaborazione di un moderno programma di sviluppo sociale ed economico vede nella montagna un luogo privilegiato di sperimentazione, un modello valido per l’intero Paese. La questione del servizio idrico passa proprio di qua e passa proprio dalla montagna, l’acqua è la principale risorsa sia sotto il profilo del valore economico che simbolico ed evocativo. Come Uncem ribadiamo e ci riconosciamo nel principio secondo cui l’acqua è un bene pubblico dell’umanità, e può rientrare tra i diritti inviolabili dell’uomo come sancito dall’articolo 2 della Costituzione e pertanto va tutelato. Questo diritto deve essere garantito a tutti nel rispetto dei vincoli ambientali e al massimo livello di qualità, secondo principi di equità e solidarietà e con criteri di sostenibilità per preservarne la qualità e la disponibilità per le future generazioni.”
Quale è il ruolo dei piccoli comuni montani?
I Comuni hanno un ruolo centrale. Come UNCEM riteniamo fondamentale e dirimente il ruolo degli enti locali nelle scelte di affidamento del servizio idrico integrato nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimo essenziali fissati a tutela dell’interesse pubblico e dei diritti dei cittadini, nonché dello stesso territorio laddove sfruttato. A ciò ovviamente deve essere legata una tariffazione finalizzata anche all’utilizzo sostenibile nonché vincoli chiari per la realizzazione degli investimenti necessari per il miglioramento del servizio con un impegno al riequilibrio territoriale per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese. Per quanto concerne il caso specifico dei Comuni Montani, sarebbe altrettanto opportuno vedersi riconosciute quote di tariffa per attività di difesa e tutela dell’assetto idrogeologico del territorio montano, come una sorta di indennità compensativa impiegata però alla tutela e alla garanzia del servizio.
Agipress - Agenzia di Stampa Nazionale Quotidiana
www.agipress.it
(Fonte: nicolita.it)
DAL RACCONTO DELLO SCRITTORE, UN VIAGGIO NELLA MONTAGNA DI OGGI, TRA VOGLIA DI SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO E NUOVA COSCIENZA DI TERRITORIO
“Ha ragione Nuto Revelli. Abbiamo ammazzato la montagna e ora non ci resta che il mondo dei vinti”. Basterebbe questo commento di Alessandro Galante Garrone per descrivere la potenza narrativa di Nuto, classe 1919, partigiano cuneese e scrittore.
Sembra ancora di vederlo, tra le baite di Paraloup, frazione di Rittana in Valle Stura, mentre organizza la Resistenza partigiana nella banda di Dante Livio Bianco e Duccio Galimberti, in quella culla di libertà, esempio per l’Italia.
Sono passati 35 anni anni dalla pubblicazione di uno dei capolavori letterari di Nuto Revelli, nei quali ha raccontato le sue vallate, la sua gente. La fame, il lavoro infantile, l’emigrazione, le guerre insensate, la convivenza tra partigiani e nazifascisti.
E poi l’abbandono delle montagne, l’avvento di un nuovo mondo: l’industria, i grandi allevamenti, il turismo che sfigura il paesaggio. Nei racconti dei 270 intervistati da Revelli nel Mondo dei vinti (pubblicato da Einaudi nel 1977) - i contadini e i montanari delle valli cuneesi, i vinti di sempre - scorre una linfa poetica che affiora negli scatti della memoria, con immagini e parole capaci di lasciare il segno.
A volte cariche di dolore per le sofferenze e la durezza delle vite passate, a volte cariche di immediatezza. Il ritratto della condizione umana di una minoranza costretta a lasciare il proprio ambiente e i propri modelli di vita diventa lo specchio di una società malata, la denuncia dell’incapacità di ordinare in modo civile trasformazioni epocali che hanno assunto dimensioni drammatiche.
E a distanza di 35 anni cosa è cambiato? Cosa è successo nella montagna del Piemonte? Dove si possono intravedere i segnali della ripresa dopo il drammatico spopolamento degli anni Cinquanta e Sessanta? Su cosa si può poggiare una rinascita economica della montagna del Piemonte? Quali sono i segnali del “ritorno” ai piccoli borghi delle Terre Alte?
Le risposte potranno emergere dalle riflessioni all’interno del convegno “Il mondo dei vinti 35 anni dopo” che si terrà a Cuneo, nello Spazio Incontri della Fondazione CRC (via Roma 15) sabato 31 marzo (dalle 9,30 alle 13). A organizzare l’evento, la Fondazione Nuto Revelli Onlus e l’Uncem Piemonte con il sostegno della stessa Fondazione CRC. Invitati anche tutti gli amministratori dei Comuni e delle Comunità montane piemontesi, i rappresentanti delle istituzioni, docenti e studenti delle scuole secondarie, appassionati di cultura e di montagna, imprenditori e aziende che guardano alle Terre Alte per i loro insediamenti. Contribuendo a trasformare quel “mondo dei vinti” descritto da Revelli.
Alle 9,30 è previsto il saluto delle autorità e dei rappresentanti della Regione Piemonte, della Provincia e della Città di Cuneo. “Le dinamiche socio-culturali nel territorio cuneese nell’opera di Nuto Revelli e nel racconto dei testimoni del presente” è il titolo della prima sessione. Assieme a Marco Revelli, presidente della Fondazione Nuto Revelli Onlus, e a Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte, interverranno il presidente nazionale dell’Uncem Enrico Borghi, il coordinatore regionale Icom-Italia Mario Cordero e Laurana Lajolo, dell’Istituto per la storia della Resistenza di Alessandria e Asti.
Nella seconda parte del convegno, sarà presentata in anteprima la mostra multimediale “Il popolo che manca”, realizzata da Diego Mometti e Andrea Fenoglio, curata da a.titolo, l’equipe di curatrici alla direzione artistica del CeSAC di Caraglio; modera Alberto Gedda, giornalista Rai.
La mostra è tratta dal film e dall’omonima serie documentaria realizzata dai due autori in cinque anni di ricerca e di lavoro sul campo. Il “campo” è l’ampio territorio del cuneese; i temi, i luoghi e i materiali del film e della mostra sono ispirati e ricavati dalle testimonianze raccolte in Il mondo dei vinti e L’anello forte. A decenni di distanza, Mometti e Fenoglio si sono rimessi sulle tracce del “popolo che manca”, il popolo contadino.
Hanno riascoltato le bobine registrate con il magnetofono, recuperando i toni delle voci e il senso dei racconti di quei narratori, testimoni impotenti dell’estinzione del mondo contadino. I due autori hanno riassociato a quelle voci i luoghi – pascoli e borgate di montagna, paesi tra le colline, fabbriche e cascine di pianura – hanno ritrovato alcuni testimoni o i loro discendenti, ne hanno incontrati di nuovi, riscrivendo nel presente vicende del passato e mostrandone gli effetti di lunga durata.
Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival 2010 e del Premio Emmer al Trento Film Festival 2011, Il popolo che manca troverà una nuova versione e un’inedita articolazione spaziale nelle sale espositive della Borgata Paraloup, in Valle Stura, dove dal 19 maggio al 12 agosto sarà allestita l’omonima mostra multimediale. Alla tradizionale visione frontale, la mostra sostituisce un percorso che pone l’accento sulle voci e sui dialoghi, invitando il visitatore a un cammino insieme fisico e narrativo e offrendogli la possibilità di costruire gli intrecci di un proprio personale racconto.
Nel corso del convegno di sabato 31 marzo, saranno proiettati e commentati alcuni estratti del film e gli autori e i curatori dialogheranno intorno all’allestimento espositivo e alle nuove testimonianze.
Per informazioni: www.paraloup.it e www.uncem.piemonte.it
Per la giornata dei planetari, promossa per domani a livello nazionale ed europeo dall’Associazione amici dei planetari anche in Lessinia, si potrà restare affascinati dal buio e dalle luci dell’universo proiettate nel planisfero digitale itinerante che Planetario Verona 360 ha installato in località Jegher, all’interno dell’omonimo ristorante, sulla strada che dal centro di Roverè porta verso la frazione San Francesco. Per chi lo desidera, si può cominciare con il pranzo durante il quale saranno illustrate le iniziative per il 2012 e il progetto «Il Planetario di Verona 360». Alle 16, incontro per comprendere meglio la posizione della Terra all’interno dell’Universo attraverso una conferenza dal titolo «Dove viviamo? Viaggio dalla Terra ai confini dell’universo». Alle 18, inoltre, si completerà il discorso con l’incontro «Come siamo arrivati fino a qui? Dal Big Bang all’universo di oggi», sulle ipotesi di origine e sviluppo del cosmo. Sempre nel pomeriggio, ma dalle 14, ci saranno tre distinte presentazioni all’interno del planetario (con varie repliche, perché la cupola gonfiabile che ha un diametro di 5 metri può ospitare fino a 30 persone al suo interno): alle 14, 14.30 e 16.30 «Le meraviglie del cielo, viste con gli occhi del telescopio spaziale Hubble», video presentazione sugli oggetti più affascinanti dell’universo, fotografati dal telescopio spaziale; alle 15 e 17.40 «Vi racconto quella dell’Orsa», presentazione dal vivo del cielo notturno visibile in questi giorni e di storie e mitologia legate alla costellazione dell’Orsa Maggiore; alle 15.40 e 17 «Viaggio nel sistema solare: dal Sole ai confini del nostro sistema planetario», altra presentazione dal vivo per accompagnare alla scoperta degli oggetti che compongono il nostro sistema planetario. Infine, al tramonto del sole, condizioni meteo permettendo, sarà possibile osservare dal vivo la volta celeste e i pianeti che appaiono fin dall’imbrunire: Venere, Giove e Marte. Grazie alla collaborazione del Circolo astrofili veronesi si potranno mettere gli occhi in alcuni telescopi puntati sulla volta celeste. Ci saranno anche pannelli informativi su alcune tematiche astronomiche ed esperti astrofili ed astronomi saranno a disposizione per rispondere a domande e curiosità. Informazioni complete si hanno telefonando a Enrico Bonfante, che organizza la giornata, al numero 347.95.21.771, oppure visitando il sito www.planetario.verona360.info. Pranzo e conferenze dentro il planetario sono a prenotazione obbligatoria a causa dei posti limitati.V.Z.
Un rilancio “vintage” per Recoaro. Un’idea che non avrebbe bisogno di grandi progetti nè di improbabili investimenti a sei zeri. Quasi un pensiero fisso per Franco Perlotto, da quando ha fatto un sopralluogo con il pubblicitario Emilio Haimann e si è sentito dire che l’idea nuova per Recoaro potrebbe essere quella di ricreare un’ambientazione anni Venti. E quel chiodo fisso ha ripreso a martellare da quando gli è giunta voce che proprio in questi giorni a Recoaro la San Pellegrino ha ripreso la produzione del Chinotto, un prodotto storico, legato al territorio, su cui l’azienda fa affidamento per un grande rilancio. Un sincronismo che al sindaco non sembra casuale. Non importa se davanti c’è lo scoglio dell’approvazione del bilancio e senza una maggioranza potrebbe essere un problema. Adesso che la temperatura comincia a farsi più mite e si pensa alla nuova stagione turistica, il sindaco si guarda intorno e gioca la sua carta. «Più che un asso nella manica - ammette Perlotto - il mio è quasi un grido di rabbia: penso che ci vorrebbe così poco e invece mi rendo conto che niente si muove». È così difficile lavorare per Recoaro? «Difficile? Vorrei dire impossibile. Ho chiesto alla Regione di poter gestire le fonti laterali. Mi hanno risposto di no, perché alcuni albergatori si sono opposti. Si possono avere tutte le migliori idee del mondo, ma quando tutti sono contro tutti realizzarle diventa semplicemente impossibile». E questa idea del parco tematico? «Gli albergatori mi hanno guardato come se fossi un marziano. Eppure Recoaro è già vintage. Non solo i ricordi, ma anche le atmosfere, alcuni edifici liberty, tutto richiama il passato, solo che invece di limitarsi a rimpiangerlo bisognerebbe valorizzare quello che è rimasto». Come? «L’osservatorio permanente sul turismo dice che il 40% dei gusti è rivolto verso la natura e l’ambiente e il 4-5% verso i luoghi del benessere. Recoaro ha entrambi». Sì, ma i dati dicono che il turismo è calato a picco. «Certo, perché si è puntato solo sulle terme, invece noi abbiamo l’ambiente, lo sport, la cucina. Chi viene a Recoaro si innamora dell’atmosfera, c’è chi rimane affascinato da villa Tonello, e se non stiamo attenti rischia di cadere a pezzi. Si potrebbero creare dei negozi dove vendere i cappellini e gli ombrelli di un tempo. Ci vorrebbe così poco. Per fortuna la Sanpellegrino l’ha capito: loro sono già in quest’ottica. Vintage può essere anche il recupero di un prodotto. M.L.D.
(Fonte: http)
ATTENZIONE MINESTONE OVER 2012 ANTICIPA AL 25 MARZO
CAUSA LE SCARSE NEVICATE E L’ANTICIPATA RIAPERTURA DEI RIFUGI
MINESTRONE OVER e 2012
A N T I C I P A A L 2 5 M A R Z O
Il Lessinia Tour 2011 dopo le premiazioni gara per gara, riconoscie i meriti a chi non è voluto mancare a nessuna delle prove in calendario. Cinque sono state le manifestazioni corse, con oltre 7.000 partecipanti totali. E per il 2012 si annunciano l’inserimento delle classifiche e maglie di leader e altre importanti novità.
Il Lessinia Tour 2011 si è proposto più come un brevetto che come un vero e proprio circuito, ma lo stesso, dopo le premiazioni gara per gara, vengono riconosciuti i meriti a chi non è voluto mancare a nessuna delle proposte del comitato promotore della mountain bike in Lessinia. Cinque sono state le manifestazioni corse, con oltre 7.000 partecipanti totali.
Si è iniziato il 27 marzo a Tregnago con la Granfondo Tre Valli ed è stato un inizio con il botto: oltre 2.000 iscritti: un risultato superato solo dalla Dolomiti Superbike ed uguagliato dal mondiale del Montello.
La seconda e terza tappa hanno visto protagonista la Val d’Alpone con la Granfondo del Durello e la Divinus Bike Clivus, due manifestazioni ormai rodate che fanno della qualità il loro punto di forza. Al riguardo interessanti ulteriori interessanti novità si prospettano per il 2012.
Il 2 giugno è stata la volta di Lessinia Legend con una rinnovatissima edizione che ha riconquistato la fiducia dei tanti affezionati al marchio ‘Legend’. La conclusione del Lessinia tour si è svolta in grande stile il 12 giugno nella stupenda cornice medievale di Soave con l’undicesima edizione di Soave Bike.
Al termine delle 5 manifestazioni sono stati 135 gli aspiranti che si sono guadagnati il titolo di MountainBikers della Lessinia 2011, il cui attestato puo’ ora essere scaricato direttamente dal sito www.lessiniatour.com .
Il comitato coordinatore ha preferito utilizzare internet per la distribuzione degli attestati piuttosto che organizzare una vera e propria premiazione per non obbligare a spostamenti anche notevoli i vari partecipanti.
L’Asd Il Ciclista, con 7 all finisher, si è aggiudicato, invece il titolo del Lessinia Tour 2011 riservato alle società. In palio una fiammante Gt Zaskar che verrà consegnata in occasione dell’imminente presentazione della quarta edizione del Lessinia Tour: un’edizione 2012 che si preannuncia con grandi novità.
Molto probabilmente alla consueta graduatoria degli ‘all finisher’ verrà introdotta una classifica per società con montepremi in denaro, classifiche individuali con maglie di leaders e una classifica a tempo riservata agli affezionati dei percorsi più lunghi. Un salto migliorativo dunque che molto probabilmente trasformerà il Lessinia Tour in uno dei circuiti più partecipati d’Italia.
Maggiori dettagli saranno divulgati a breve direttamente sul sito www.lessiniatour.com
Il Club alpino italiano della Lombardia, con i suoi 91 mila soci, dice ancora una volta no alle motoslitte sulle piste e sulle montagne.
«Le motoslitte – scrive il Cai lombardo in un documento diffuso martedì – nascono per i grandi spazi del Nord. Usate per divertirsi in ambiti limitati come le nostre Alpi, ne stravolgono l’equilibrio. L’assenza di leggi ha incoraggiato molti centauri ad utilizzarle sulle montagne e nelle valli innevate attraverso un uso cosiddetto “sportivo”. Tale utilizzo causa considerevoli danni al territorio attraverso un rilevante inquinamento atmosferico ed acustico».
Per questo il Cai ha già sollecitato i ministeri competenti per normare il settore. E in Lombardia è stato presentato il progetto di legge 118/2011 dai consiglieri Parolini e Quadrini che si propone di regolamentare il tema. «Il Cai lombardo – si legge nel documento – ha accolto l’iniziativa con favore ma, di fronte agli specifici contenuti, si è reso subito conto delle forti criticità presenti e ne ha discusso con le sue 146 sezioni, in assemblea a Vimercate nel novembre scorso. Il progetto di legge 118 intende modificare la legge regionale del 2008 in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale. Impressiona a tal proposito l’assenza di qualunque accenno della tutela dell’ambiente montano, ed anzi, essendo prevista la circolazione anche sui “territori agro-silvo-pastorali innevati”, i cingolati sarebbero liberi di muoversi in tutto il territorio montano».
Per questo il Cai propone che l’accesso dei mezzi debba essere limitato a poche e selezionate aree, alla cui scelta dovrebbero partecipare anche le associazioni, come il Cai, che hanno come finalità statutaria la tutela dell’ambiente montano.
Le sezioni del Cai chiedono che i percorsi individuati siano scelti in bassa quota e localizzati solo ed esclusivamente in prossimità di territori antropizzati, come per esempio comprensori sciistici già esistenti. Il Club alpino è favorevole all’autorizzazione dell’uso delle motoslitte per gestori di impianti di risalita, rifugisti, albergatori o proprietari di baite accessibili solo con tali veicoli, per il personale di soccorso e delle forze dell’ordine. Aree d’alta montagna danneggiate e inquinate sarebbero da ripristinare a spese della collettività.
«Le sezioni del Cai lombardo – conclude la nota – esprimono all’unanimità forti critiche al progetto di legge 118, che risulta superficiale e sbilanciato in modo inaccettabile a favore degli utilizzatori “per gioco” delle motoslitte».
(Fonte: ecodibergamo.it)